come riconoscere l'olio extravergine d'oliva
come riconoscere l'olio extravergine d'oliva

Come si fa per capire facilmente se un olio d’oliva è non solo un extravergine, ma anche quale sia il suo livello qualitativo?

Si tratta di una questione importante sia dal punto di vista del gusto, sia rispetto alle tematiche legate alla salute della persona, che passa anche attraverso il consumo di cibi sani e ricchi di nutrienti fondamentali.

Quando si parla di olio extravergine di oliva, bisogna sapere che è piuttosto importante imparare a distinguere autonomamente i prodotti migliori, che si possono individuare attraverso l’accurata osservazione di caratteristiche ben precise.

In questo articolo scopriamo insieme quali sono, ma puoi approfondire l’argomento sull’Eco della Lombardia, dove troverai ricette e consigli su tantissimi temi di tuo interesse!

Quali sono le normative europee sull’olio extravergine d’oliva?

Innanzitutto, può essere utile sapere che l’Unione Europea non ha ancora stabilito una normativa in merito alle etichette dell’olio extravergine d’oliva.

Questo vuol dire che i produttori non sono obbligati a riportare sulla confezione tutti i valori organolettici del prodotto. Pertanto, sono davvero molto pochi quelli che decidono di farlo spontaneamente e si tratta, per lo più, di aziende che possono fregiarsi di applicare i metodi di produzione migliori, per ottenere l’olio extravergine d’oliva che immettono sul mercato.

L’Unione Europea ha creato delle direttive per quanto riguarda il livello di acidità dell’olio d’oliva, che nel caso di un extravergine non deve superare, almeno sul territorio italiano, lo 0,8%. Però bisogna tenere a mente che un prodotto di alta qualità generalmente non supera lo 0,4%.

Questo aspetto si può valutare soltanto tramite le analisi effettuate da un laboratorio specializzato, poiché gli acidi grassi, che sono inodori e insapori, non permettono di essere percepiti con la semplice degustazione.

Un altro parametro che definisce la qualità di un olio extravergine di oliva si basa sulla quantità di perossidi che sono in esso presenti. Nello specifico, sono i perossidi a indicare il grado di invecchiamento e la conseguente degradazione dell’olio.

Ciò è dovuto ad un processo totalmente naturale, attraverso il quale l’olio può arrivare a risultare rancido, nonostante sia conosciuto da secoli come uno dei migliori conservanti, tra quelli di origine naturale. Nel momento in cui viene venduto, il valore di perossidi presenti nell’olio non deve essere superiore a 20.

Un altro aspetto che occorre valutare è quello legato ai polifenoli, che sono degli antiossidanti naturali tipici all’interno della composizione dell’olio extravergine di oliva, di cui ne è ricco, ma che degradano quanto più il prodotto invecchia.

Oltre a prevenire l’irrancidimentro dell’olio, i polifenoliagiscono come antiossidanti anche sull’organismo umano. Inoltre, sono riscontrabili al palato perché risultano amari e piccanti, denotando così una caratteristica pecluiare propria dell’olio extravergine di oliva.

Caratteristiche da valutare per scegliere un olio extravergine d’oliva di alta qualità

Se è vero che, in generale, tutti i tipi di olio extravergine d’oliva che vengono prodotti all’interno del territorio italiano hanno una qualità eccellente, è altresì vero che soltanto alcuni di questi raggiungono livelli superiori.

Questo vale sia dal punto di vista delle proprietà nutritive, sia per quanto riguarda quelle organolettiche. Al fine di imparare a riconoscerle per poter apprezzare al meglio questa tipologia di prodotto, si possono effettuare delle vere e proprie degustazioni, con parametri che, in fondo, non si discostano molto da quelli che si valutano, per esempio, nel caso di un buon vino.

Con le dovute eccezioni e peculiarità, come si può facilmente intendere. I parametri che si devono considerare sono quelli che si riscontrano specialmente con tre sensi, ovvero la vista, l’olfatto e il gusto. Si inizia versando un po’ di olio in un bicchierino, da far roteare successivamente, in modo da poter osservare la fluidità.

Un olio di buona qualità deve essere poco fluido, altrimenti può denotarela presenza di acidi grassi polinsaturi in quantità elevate, come accade per l’olio di semi. La valutazione olfattiva, decisamente più importante, prevede che l’olio venga portato a 27-28°, scaldando il bicchierino tra le mani mentre si mantiene chiuso, per evitare la fuoriuscita degli aromi che si sprigionano con questo procedimento.

Quando si inalano, bisogna capire se i profumi che si sentono tendono più al fruttato fresco o al fruttato maturo, che è indice di una qualità maggiore. Per la valutazione gustativa occorre l’esperienza, poiché è la fase più complessa e si basa sui saporiamari, piccanti, dolci, aspri e salati.

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