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Da Artusi alla Parodi, la mutazione dei libri di cucina


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scritto da: francescapp - Visite: 0 - Numero di parole: 661 - Data: 14 Nov 2011 - Ora: 5:53 PM 0 commenti




Se si considera il numero di libri di ricette tipiche e non che ci sono in giro viene da chiedersi se siamo diventati un popolo di famelici aspiranti cuochi, se più semplicemente le mamme non trasmettano più ai figli i segreti delle ricette casalinghe, o se piuttosto non si tratti solo di una moda che ha contagiato un po’ tutti e che magari, fra un po’ di tempo, si esaurirà come tutte le mode. Fatto sta che i ricettari stanno davvero invadendo gli scaffali delle librerie e le classifiche dei libri più venduti, a testimoniare un successo che ha del clamoroso, se si considera anche l’esiguo numero di libri venduti, in generale; un successo che fa parte di un fenomeno più ampio che, oltre alla carta stampata, coinvolge anche la televisione, sempre più “ripiena” (per usare un termine culinario) di trasmissioni di cucina, e il web, con il moltiplicarsi di blog di ricette e di consigli vari.

L’ipotesi della moda passeggera in realtà trova il tempo che trova, dato che da tempi immemori cuochi ed esperti di cucina si dedicano alla stesura di libri e ricettari. Molto di quello che sappiamo sulla cucina dell’antica Roma, per esempio, l’abbiamo ereditato dal De re coquinaria, dieci libri di ricette probabilmente scritte intorno al 230 a.C. dal cuoco Celio e attribuite ad Apicio. Con il tempo i ricettari proposti dagli editori libri di tutto il mondo hanno subito modifiche ed evoluzioni, diventando via via più precisi nella descrizione degli ingredienti e soprattutto nella quantificazione delle dosi, e alcuni volumi o personaggi storici, come il Liber de Coquina scritto da un cortigiano del re Carlo II d’Angiò, il Maestro Martino da Como (XV secolo) o i ricettari di Cristoforo di Messisbugo (XVI secolo) sono diventati dei veri e propri classici del genere. E come non citare, poi, il libro di cucina per antonomasia, “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” di Pellegrino Artusi, pubblicato nel 1891 e tradotto negli anni seguenti in tutto il mondo? Si tratta forse dell’esempio più calzante quando si parla del successo dei libri di cucina nella storia, e la fama e il seguito avuti da questo volume in tutto il mondo sono la più chiara testimonianza di come l’apprezzamento dei libri di cucina non sia il frutto di una moda passeggera, ma qualcosa di più profondo, quasi atavico.

Ciononostante un dubbio rimane, di questi tempi. Perché se il libro di Artusi, come molti altri ricettari pubblicati in passato, erano compilati da dei veri esperti (La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene era stato scritto con metodo scientifico), al giorno d’oggi sembra non esserci limite alle tipologie di persone che decidono di deliziare il pubblico con i propri segreti in cucina: i libri di cucina più famosi non sono opera di cuochi, critici gastronomici o specialisti del settore (che pure pubblicano le loro opere di dolci ricette e piatti di vario tipo), ma di conduttrici datesi alla cucina (vedi la Clerici), ex giornaliste che non hanno esitato due secondi ad abbandonare un finto telegiornale (vedi la Parodi), o da attrici premio oscar (vedi la magrissima Paltrow).

Bisogna comunque dire che i tempi sono sicuramente cambiati, e questi libri di ricette facili e veloci rispondono alle esigenze di quanti – molti - non hanno molto tempo per stare ai fornelli e non si fanno quindi troppe domande da gourmet. Quel che è certo, è che i libri di cucina, sia che si tratti di opere prestigiose che di ricettari all’acqua di rose, in un modo o nell’altro raccolgono sempre il favore del pubblico.





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Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – piano di marketing turistico



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